martedì 15 settembre 2020

Motivazioni per il SI , Referendum costituzionale confermativo 20 e 21 settembre

 

Perché ci si è interessati a questo referendum entrando nelle sue motivazioni e finalità  ed arrivando insieme ad amici che ringrazio, ed a sempre più cittadini    alla determinazione di costituire un Comitato Civico operando sui social https://www.facebook.com/groups/238181567213433       e poi anche sul territorio con gazebo informativi   ?  


-  in primis sul modo in cui è nato questo referendum , non dalla raccolta di firme da parte di 500 mila cittadini come avrebbe fatto magari l’indomito Pannella , ma è nato da 71 firme di parlamentari , una  piccola frangia che infatti che non ha votato 4 volte positivamente la riforma in parlamento come fatto da un’ampissima maggioranza di M5S,Lega,PD,FDI,LEU,IV ,  legittimamente si badi bene  raccoglieva con peripezie varie e “ prestiti di parlamentari vari “ le firme necessarie a bloccare l’entrata in vigore della legge costituzionale a gennaio e quindi provocava il referendum ;

- poi si è iniziato a guardare come cittadini il testo della modifica della legge costituzionale che in verità appare assai semplice 


una semplice riduzione di numero dei componenti delle assemblee elettive , i deputati da 630 a 400 , i senatori da 315 a 200 , nessuna modifica di prerogative o di sistema di elezione che avviene sempre da parte del popolo , poi si è passati alle motivazioni dei proponenti :  ossia il risparmio calcolato  in 4/500 milioni a legislatura , qualcuno dice un caffè a cittadino , ma sono milioni di caffè... riduzione dei soliti vitalizi , minori portaborse, ma cosa più interessante la conseguente razionalizzazione dei lavori parlamentari e di commissione tramite le conseguenti modifiche ai regolamenti . 




Da sempre la sensazione diffusa da parte dei cittadini è stata quella di avere una classe parlamentare lontana dalle proprie necessità reali , che si vede solo in occasione di elezioni , e poi  chiusa in un palazzo lontano impossibile da raggiungere , e questo si badi  bene con un risultato di paese in deficit perenne ed con disuguaglianze sociali sempre più marcate , un fisco esoso necessario a far fronte a scandali e  sprechi  conclamati...beh allora la risposta non può che essere un SI convinto a tale riforma .

Si è passato quindi agli approfondimenti  :  

Sinceramente  non so qual è il numero perfetto di parlamentari per rappresentare i cittadini  e se la domanda se la sono posta a guerra finita nel 1946 ( i costituenti 556 in tutto) allora probabilmente il numero perfetto non esiste , si tratta di una pura convenzione politica a seconda dei tempi e delle circostanze.  

La storia ci dice che l’Assemblea si divise fra chi  voleva un organo più snello, rappresentativo ed efficiente (3-400 deputati e metà senatori), e chi pensava invece che quantità fosse sinonimo di qualità.  Alla fine, nella Costituzione, si decise di non fissare un numero preciso, ma un criterio elastico: un deputato ogni 80mila abitanti o frazione superiore a 40mila; un senatore ogni 200mila abitanti o frazione superiore a 100mila. Ma solo nel 1963, a pochi mesi dalle elezioni, il governo Fanfani varò una legge costituzionale che cambiava per la quarta volta il numero degli eletti, moltiplicando le poltrone ben oltre il rapporto fissato dalla Carta originaria : 630 deputati e 315 senatori (più quelli a vita) in maniera fissa . Quindi ora si cambia una legge costituzionale targata Dc, ma non la Costituzione originaria .

 Allora il potere legislativo era affidato in esclusiva al Parlamento , ma nel 1970, arrivarono le Regioni con consistente devoluzione di potere legislativo e in seguito anche il Parlamento europeo con emanazione delle Direttive da convertire in legge .  Comunque i nostri legislatori elettivi di conseguenza raddoppiarono, da quasi 945 a 1918 (945 parlamentari, 897 consiglieri regionali, 76 eurodeputati). Fu così che a fine anni 80 arriva l' importante la testimonianza lasciata da Nilde Iotti al riguardo la necessità di uno sfoltimento numerico ;


 Gran parte dei partiti, dei giuristi e dei cittadini  si convinsero che il Parlamento andasse sfoltito: in linea con le Camere elettive delle altre grandi democrazie, tutte meno pletoriche e costose delle nostre.

Si ricordano  poi che  negli ultimi 40 anni tanti tentativi , le commissioni bicamerali di Bozzi e De Mita (1993), quella di D’Alema (1997) in sintonia con Berlusconi ,  ma alla fine la riduzione dei parlamentari fu effettivamente varata in due riforme costituzionali: quella del governo Berlusconi del 2006 che però profilava grandi poteri al  presidente del Consiglio e devolution di Bossi  , e recente quella del governo Renzi del 2016 che invece riduceva a 100 il numero dei senatori  resi non elettivi ma nominati dai consigli regionali con un’enorme complicazione dell’iter legislativo in cui si aboliva il bicameralismo perfetto .

I Cittadini ai referendum bocciarono sonoramente tali riforme costituzionali  viste  troppo complicate . Quindi il messaggio inviato  alla politica dai cittadini  era che la Costituzione non poteva essere riformata in blocco basta maxi-riforme costituzionali che costringono gli elettori a un Sì o a un No “prendere o lasciare” su norme diverse ed eterogenee senza capirci  nulla ; meglio delle piccole riforme  step by step , più possibile condivise, per aggiornare pochissimi articoli della Carta funzionali 0 e consentire ai cittadini un voto omogeneo e consapevole. Il tutto in linea con lo spirito dell’articolo 138, che prevede modifiche limitate

 Chi si oppone alla riforma ? Innanzitutto grande meraviglia per non aver visto alcun tipo di dibattito durante le ben 4 votazioni parlamentari , un grande silenzio da parte di professori costituzionalisti che oggi leggo quotidianamente e poi la comparsa sempre nella veste di propugnatori del no , di tutta una classe politica che si credeva scomparsa o non eletti o silenti in parlamento  (i vari Casini, Giachetti, Bertinotti, Prodi, Parisi, Cirino Pomicino, Sisto, Napoli, Brunetta, Violante, Bonino, Zanda, Finocchiaro, Santanché, Orfini, Sgarbi, Rotondi, Razzi, Scilipoti , addirittura Formigoni che sconta una pena voleva tenere un comizio …. Impressionante poi il blocco della stampa tutta che fa da grancassa a tali posizioni , o se volete le cariatidi dell’immobilismo della politica italiana, tutti intenti alla conservazione, alla difesa di privilegi anacronistici, all’opposizione preconcetta contro qualsiasi cosa che odori di svecchiamento, di modernizzazione, di maggiore consapevolezza sociale.

Ma cosa ha prodotto di buono tale generazione di oppositori ? cittadini e giovani generazioni non possono aspettarsi nulla di buono, ma solo l’eredità di una montagna di debiti che pesa già sulle spalle su chi deve  ancora nascere. Oppositori che hanno cancellato dall’orizzonte ogni speranza di rinnovamento del paese, adducendo  in favore del no al taglio dei parlamentari con principale  argomentazione di un presunto danni alla democrazia,e sempre il populismo.

Nonché la presunta ridotta rappresentatività politica e geografica, l’equiparazione con gli altri paesi usando dati fuorvianti, il negato snellimento dell’iter legislativo, il rifiuto del risparmio

Argomento utilizzato, è quello che con il taglio dei parlamentari l’Italia sarebbe il paese con meno rappresentanti popolari.  Ma se si legge bene  nel computo non vanno inseriti i parlamentari non eletti (tipo i nostri senatori a vita) come accade in Inghilterra con i 600 Lord  di nomina regia a vita,o i Francia ove i senatori sono nominati dalle regioni .


Calcolando solo gli eletti i 600 parlamentari italiani della riforma ci metterebbero allo stesso livello del Congresso degli USA con 545, della Camera dei Comuni della Gran Bretagna con 650, dell’Assemblea nazionale della Francia con 577 membri, del Bundestag della Germania  con 709 .

 Pure protestano per il fatto che un numero ridotto di parlamentari costituirebbe una minore rappresentatività popolare e un minore contatto con il collegio di elezione.  Ma già ora con il rosatellum in vigore i partiti candidano solo i loro favoriti in listini e collegi sicuri anche se del tutto sconosciuti e distanti migliaia di kilometri dal luogo di residenza dove li votano i cittadini

 Altri pretenderebbero poi che prima fosse fatta la legge elettorale e poi la riforma costituzionale. Ma una simile pretesa è un puro non senso dato che le leggi si fanno sulla base della costituzione vigente e non sulla base di quella da variare

 Ricordiamo che  i cittadini  italiani sono stati chiamati varie volte  ad esprimersi con un referendum ma tranne qualche eccezione (divorzio, aborto, nucleare) , ma la classe politica , ha sempre disapplicato la volontà popolare (divieto finanziamento ai partiti, concessioni televisive e pubblicità, acqua pubblica  responsabilità magistrati ) o boicottato altri referendum per non far loro raggiungere il quorum invitando ad andare al mare .

 Nel caso del referendum del 20-21 settembre, trattandosi di una consultazione confermativa, e non abrogativa, il quorum non è richiesto. Da qui il motivo del grande nervosismo di chi difende per suo interesse  lo status-quo , vista l’impossibilità di sfruttare l’invito a disertare le urne .

 La paura se vince il No, è che quelle forze  in Parlamento avrebbero  un’ottima scusa per interrompere le autoriforme e magari riprendersi i privilegi perduti  come i vitalizi tagliati .

 Concludendo ,si reputa che l’interesse dei cittadini sarebbe  avere un parlamento efficiente che produca più leggi ed ascolti chi sta in basso , preferire la qualità alla quantità . E questo  taglio dei parlamentari da 945 a 600  pare  diventata una tappa fondamentale per aprire un processo di riforme in cui dare più voce ai cittadini con la nuova  legge proporzionale , con le preferenze e ridurre i costi della politica , ma  non per diminuire la democrazia , ma per far si che la politica si metta al servizio dei cittadini e non viceversa come avviene fin'ora

Quindi da lunedì, se vince il Sì, l’auspicio che si potrà iniziare anche iniziare a discutere per adeguare gli stipendi dei parlamentari a quelli dei colleghi europei e, soprattutto, partire dal testo base della legge elettorale far si che restituisca agli elettori il potere di scegliersi i propri rappresentanti con ampi collegi , magari con le preferenze  in maniera che i cittadini possano premiare i rappresentanti più produttivi e partecipativi . 

#sivotasi 

Napoli  15/09/2020

comitatonapoli.si@virgilio.it







martedì 28 gennaio 2020

Dichiarazione di Dissesto finanziario - Effetti sul Cittadino e sul Comune

Dichiarazione di Dissesto finanziario - Effetti sul Cittadino e sul Comune 

L'articolo 244 del testo unico 267/2000 stabilisce "  si ha stato di dissesto finanziario se l'Ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte "  
A differenza di una società privata un   Comune   NON    può fallire , quindi continua sempre la sua attività .   In caso di dissesto si va a creare una netta divisione tra passato e futuro e la nota prevalente è la necessità di assicurare al Comune la continuità di esercizio e di erogare i servizi ai cittadini , in quanto i gravi squilibri finanziari che hanno causato lo stato di crisi , non possono portare alla cessazione dell'attività . 
Tutti gli oneri pregressi ( debiti ) sono estrapolati dal bilancio comunale che si azzera e passati ad un Commissario nominato dal Presidente della Repubblica che si incarica della verifica di tutti i debiti e creditori attraverso la redazione di un piano di estinzione del debito con il quale viene azzerata la situazione che ha creato il deficit , mentre il Comune ed il Sindaco continuano l'ordinaria amministrazione .

Art.247 del Testo Unico Come si delibera il dissesto : " 1. ove dalle deliberazioni dell'Ente , dai bilanci di previsione, dai rendiconti o da altra fonte la Corte dei Conti venga a conoscenza dell'eventuale condizione di dissesto , chiede chiarimenti all'Ente e motivata relazione all'organo di revisione contabile assegnando un termine ...  2.ove sia ritenuta sussistente l'ipotesi di dissesto l'organo di controllo assegna al Consiglio Comunale , con lettera notificata ai singoli consiglieri un termine non superiore a venti giorni , per la deliberazione del dissesto; 3. Decorso infruttuosamente tale termine l'organo regionale di controllo nomina un commissario ad acta per la deliberazione dello stato di dissesto ; 4. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al Prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio Comunale ai sensi art. 141 ;
Le conseguenze della dichiarazione di dissesto producono una serie immediata di effetti ,irrigidiscono tutta l'operatività dell'ente , ma l'effetto è anche politico perchè i suoi effetti colpiscono gli amministratori considerati colpevoli  " art. 248 gli amministratori non sono candidabili per 10 anni e ove responsabili la Corte dei Conti irrora una sanzione pecuniaria fino a 20 volte la retribuzione mensile lorda " Le imposte e tasse locali e le tariffe base vengono innalzate al massimo , l'ente deve applicare misure tariffarie che assicurino la copertura dei costi di servizio , per i servizi produttivi e canoni patrimoniali , per i servizi individuali il costo di gestione deve essere coperto con proventi tariffari e contributi finalizzati ; Snellimento della macchina comunale ,viene ridimensionata la spesa per il costo di lavoro ed il personale in esubero (inabile ) viene collocato in disponibilità , i contratti a tempo determinato dei dirigenti deve essere ridotta al 50% . I creditori dell'Ente devono dimostrare all'organo di liquidazione la sussistenza dei propri crediti , sono autorizzate transizioni giudiziarie ed extragiudiziarie .

Quindi in sintesi quando un Comune dichiara il dissesto, la capacità decisionale passa ai commissari governativi, tasse e tariffe comunali vengono poste ai massimi livelli, i creditori non possono più rivolgersi alla magistratura, le assunzioni sono bloccate, la pianta organica del Comune viene rivista, con la possibilità di mobilità obbligatoria per i dipendenti pubblici, i servizi non indispensabili elargiti in misura ridotta . 
I commissari poi procedono alla liquidazione del patrimonio disponibile e contrattano con i creditori la ristrutturazione del debito . 

Ora da cittadini fate mente locale su tutti i servizi che già da oggi il Comune di Napoli non eroga ai cittadini .... trasporti al minimo , nessuna manutenzione al verde , parchi chiusi , impianti sportivi chiusi , minima manutenzione alle strade , mense scolastiche al minimo , servizi sociali vari aboliti , bandi abitazioni pubbliche inesistenti  , carenza raccolta rifiuti , municipalità  senza fondi , fallimenti partecipate Bagnoli , Terme , Mercato ....  etc etc etc....

Fate mente locale alle varie tasse comunali , Tarsu , Imu , Add.Irpef , Soggiorno ... etc etc  sono già tutte al massimo da vari anni .

Questo perchè n pratica il Comune  di Napoli sta in una situazione di pre-dissesto da vari anni simile al dissesto ed i servizi erogati sono minimi , le imposte sono già al massimo , ed il debito comunale accumulato è di  1.700.000.000  , circa 18.000 euro a cittadino . La previsione dell'attuale Sindaco De Magistris che amministra il Comune da SETTE anni e che non ha certo alcuna voglia di pagare le colpe del dissesto è di dilazionare il debito comunale in 15 anni , fino al 2033 , come consentito dalla legge 205/2017 comma 888/889 .... possibilità quindi di ripianare circa 115.000.000 anno , cifra che restava un vero macigno sulle casse comunali e che impedisce , insieme alle prescrizioni , qualsiasi ripresa dell'Ente .

Ma la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti Campania , aveva accertato con sua delibera un «difetto di copertura di alcune partite di spesa» nel Bilancio Comunale assumendo misure interdittive ma rimettendosi alla Consulta relativamente all’uso delle «anticipazioni di liquidità» con cui in pratica si occultava il deficit effettivo  nello stessi Bilancio . Il Comune di Napoli si era appellato contro tale delibera .

Ora la Corte Costituzionale con sentenza n.4 del 2020 (relatore Aldo Carosi) Le «anticipazioni di liquidità» sono «utilizzabili dagli enti locali in senso costituzionalmente conforme solo per pagare passività pregresse iscritte in bilancio», in quanto «prestiti di carattere eccezionale finalizzati unicamente a rafforzare la cassa quando l’ente non riesce a pagare le passività accumulate», ha appena affermato ribadendo così il divieto di utilizzare queste risorse «per modificare il risultato di amministrazione e assicurare nuove forme di copertura giuridica della spesa». Questa la nota stampa dalla Corte , che ha bocciato le ragioni del Comune di Napoli nel ricorso contro la delibera della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti Campania che, due anni fa, aveva accertato un «difetto di copertura di alcune partite di spesa» assumendo misure interdittive ma rimettendosi alla Consulta relativamente all’uso delle «anticipazioni di liquidità».La Consulta poi chiarisce «gli effetti della sentenza sulla gestione contabile degli enti locali che abbiano applicato norme illegittime ai propri disavanzi: ognuno li rideterminerà correttamente e provvederà agli accantonamenti secondo le disposizioni vigenti al tempo di ciascuno dei pregressi esercizi».(cormez 28/1/20)
Adesso la decisone torna alla Corte dei Conti Campania vincolata al parere della Consulta e l’amministrazione comunale rischia concretamente  il dissesto.

Questa sintesi è stata fatta in maniera più semplice possibile , per far valutare proprio al cittadino ove sia la SUA convenienza in questa situazione , parliamo di 900.000 abitanti in Napoli , chi ne pagherà le conseguenze ? Saranno gli amministratori , i creditori che dovranno rifare i conti , ma la parte più consistente saranno le banche , ed i dipendenti comunali , parliamo di quella fetta di inabili che godranno degli ammortizzatori sociali . 
Maggior rigore nelle decisioni, niente sprechi , controlli della spesa , degli appalti , delle opere , e dei risultati di gestione....

Quindi dove pende la bilancia Costi/ benefici ? 

Certamente per il Comune di Napoli ci sarebbe un nuovo inizio azzerando tutto il precedente , e specialmente per una nuova e futura amministrazione che partirebbe pulita nei conti e con libertà di decisioni , Auspicabile e immaginabile poi un aiuto del Governo , e non più in questo caso " a perdere" ma per assicurare i giusti servizi e vivibilità ai cittadini .